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4 febbraio 2010

Ricetta persa con funghi portobello, peperone rosso e noci (o erano pinoli?)

Io non mi ricordo cosa ho fatto questo finesettimana, ma come un detective di un pessimo programma televiso doppiato, potrei facilmente dedurre che le mie attività includono una bella mezzoretta ai fornelli tutti i giorni da venerdì a domenica. Però mi ricordo menù, ricette, sapori nuovi, il momento esatto in cui ho assaggiato nuovi ingredienti, la mia reazione, potrei fare un'autobiografia gastronomica con tutti i dettagli. Però non mi chiedere cosa ho fatto questo finesettimana, perché semplicemente non mi ricordo.

Nella ricetta che sto cercando tra i miei archivi ci sono i funghi portobello marinati, il peperone rosso, forse dei porri e qualche zucchina. Poi si aggiunge un tritato di noci e non mi ricordo il resto. Probabilmente è un piatto che servivo con il riso misto (con dei cereali: orzo, farro, miglio). Forse ci mettevo dei semi di sesamo? Chi lo sa se nessuno si ricorda quello che ho fatto questo finesettimana? Ma mi ricordo che in una conversazione con mia cognata che le ho parlato di questa ricetta.

Continuerò a frugare tra le scatolette e libretti di ricette e anche negli angoli più scuri di questo blog, che forse ha nascosto la ricetta per vendicarsi di essere stato trascurato e lasciato per un libretto e una biro (la vecchia tecnologia) durante l'anno scorso (167 nuove ricette!). O caro blog, dai, fammi avere quella ricetta, per favore, che sei poi bravo.




permalink | inviato da mangoroso il 4/2/2010 alle 3:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

13 settembre 2009

Amori e pregiudizio




"Cara, devi leggere questo romanzo. Parla della nostra storia come figlie della 'prima generazione'. Io mi leggo nei pensieri, nel ritratto di tante persone, conosco perfettamente questo mondo, la scrittrice descrive la nostra realtà alla perfezione, quello spazio ambiguo tra le due generazioni, due mondi diversi, due realtà socioeconomiche, due culture sia dentro che fuori la casa di una famiglia immigrante...Insomma, è il primo contesto in cui si sovrappongono tanti aspetti della 'seconda generazione' coreana che è cresciuta nel continente americano. La prima volta che che si parla di donne coreane in un contesto vero e attuale. Una sorta di pizza alla americana con sapore coreano."

Mia sorella sospira. Sta già leggendo un altro romanzo che le avevo consigliato vivamente.

"C'è una frase che mi ha fatto ridere tanto che ho cominciato a piangere."
"Quale frase?"
"È una stupidata. Sono sicura che ognuno troverà il suo proprio punto di riferimento e che quello che mi fa ridere non ti farà niente, o qualcosa che mi fa piangere ti sembrerà stupido."
"Ma adesso sono proprio incuriosita. Che frase ti ha fatto piangere?"

So Ella was going to be married by her father's Korean minister in Queens---a very nice man who yelled a lot about hell.

(Ella sarebbe stata sposata dal pastore di suo padre a Queens---un signore molto simpatico che urlava mentre parlava dell'inferno).

Questa frase era per mè il riassunto di tutte le contraddizioni del tipico contesto coreano americano/canadese, per la maggior parte presbiteriano (prima che cedesse all'influenza del fondamentalismo religioso degli evangelici durante l'ultimo decennio): Venivano in mente tanti sermoni che avevo sentito da piccola, dove il pastore urlava incomprensibilmente in coreano, sputtando e gemendo mentre contemplava l'amore di Dio e la nostra salvezza. L'essenza dell'ethos coreano si cattura in questa immagine: l'intensità della meditazione spirituale che produce uno stato non verbale, una intensità intellettuale ed emotiva concentratissima amplificata dall'esilio traumatico di un popolo con tendenze tragiche ("elegiache") e poca considerazione culturale per la salute mentale. Un forte bisogno di sfogarsi che si esprimeva una volta alla settimana in una stanza chiusa dove emanavano gli odori della cucina nativa e le speranze di una vita migliore in tutti i sensi, a tutto costo: una sorta di "urlo-terapia" collettivo in nome di Dio.

Però i pastori coreano sono cambiati. L'urlare era parte di uno stile che si usava venti, trent'anni fa, per cui i pastori sembrava più attori che predicatori e cui retorica sarà stata confortante per chi avesse lasciato in dietro la famiglia e si trovasse da solo in un paese straniero.

Il riferimento al pastore che urla mentre fa la predica mi ha fatto piangere non per nostalgia, ma piuttosto per una nuova sensibilità che riveste tutto il passato di sfumature completamente diverse: la confusione colossale di chi arriva in un nuovo paese e il caos schizofrenico prodotto dalla realtà bilingue. Un uomo simpatico che urla mentra parla dell'inferno. L'idealismo (cioè la paura dell'altro) degli immigranti e il doppio bagaglio che impongono ai figli, che si traduce in una doppia vita, per poter affrontare le doppie aspettative. E la distanza di chi urla da quella nuova realtà, che mi ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo.

21 gennaio 2005

Nostalgia del mare


I miei antenati sono stati gente del mare, si sono nutriti dai suoi frutti: pesce (vari tipi cui nomi solo conosco in coreano), polpo, alga marina, acciughe, sgombro, granchio piccolo, e adesso, coll'influsso giapponese, salmone crudo, tonno crudo, e altre criature che fanno trepidare i timidi nella cucina fantastica del mare, quelli che si aferrano alle cose terrene!

Ho in mente un'immagine che mi ha regalato Kru molto gentilmente (l'ho messa in una versione ridotta nella mia homepage) e la voce di mia cugina-Mango che mi invita a visitarla a San Francisco da dove mi ha mandato una foto (ceci n`est pas une carte postale!!) bellissima del tramonto sanfrancescano. Lì mangerei volontieri un granchio intero, o bene l'aragosta.

Ho nostalgia del mare.  Ho nostalgia di mangiare le ostriche fatte nel fuoco accanto al mare.  Ho nostalgia di sentire scorrere la sabbia fra le dita dei piedi, sentire l'aria profumata dal mare, sentire la brezza fresca sulla pelle dopo un giorno soleggiato, mangiare la inevitabile cena, una fantasmagorica riunione di vita post-mare, che immigra ai nostri stomachi, senza passaporto, senza controllo nella frontiera!!  La si accoglie con una sana dosi di birra ed il presagio che questi momenti accanto al mare porteranno una vaga nostalgia in un momento inaspettato...




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27 dicembre 2004

La rana dalla bocca larga

Io ho sentito questa barzelletta in italiano; in inglese l'ho sentita con un bell'accento da Guernsey, cioè, un accento britannico. 


There was once a wide-mouthed frog who used to hop through the forest in the mornings, making pleasant chatter with all the animals.  One morning, he came across a deer by the clearing and said, (colle dita nella bocca) "Hi!  I'm a wide-mouthed frog.  What are you?"  The deer answered, "Why, I'm a deer."  "Oh, that's very interesting.  And what do you like to eat?"  "Well, I munch on the grass here by the pond."  "That's simply fascinating," said the wide-mouthed frog, and hopped merrily away through the forest.  Next he came across a snake.  "Hi! I'm a wide-mouthed frog.  What are you?"  Then came the reply, "I'm a sssssssssnake."  "Oh, and what do you like to eat?" asked the frog, to which the snake replied, "I like to ssssssswallow stray eggs that fall from their nestsssssssss."  "Oh, well, that's just marvelous!" said the wide-mouthed frog, and he hopped away merrily through the forest.  Next he came upon a crocodile.  "Hi!  I'm a wide-mouthed frog.  And what are you?"  The crocodile growled, "I'm a crocodile."  "Oh, and what do you like to eat?"  The crocodile growled again, "I like to eat wide-mouthed frogs."  To which the wide-mouthed frog puckered his lips and replied, "Oh, is that so!" 




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26 dicembre 2004

Il caos culturale; una cultura caotica












 











 




 


Lui parla di "sorrisi post-mangiata bellica e quel pizzico d'ipocrisia", mentre lui sogna un verso: "C’è un limone vivo/ dove dovrebbe esserci un ulivo".

Oggi il significato del mio post non può essere che nascosto, perso fra la confusione culturale che regna qui. Una voce che mi accusa di parlare italiano (anche se diffettuoso!), altra che vuole sposarmi con una cultura per cui non sento più nulla, soltanto un po' di fatica; altra voce che mi difende dicendo che sono un'oliva, altra che dice che io sono un limone. Io mi ricordo 15 anni fa, quando parlavo con i miei amici canadesi sulla cuestione della cultura: non appartengo a nessuna cultura, non sento né la cultura in cui sono cresciuta, né quella della casa: tutte e due sono maschere che ho usato nella mia vita, ma rifiuto le due e soltanto le accetto secondo i miei desideri, secondo le mie misure....non c'è l'accettazione senza la rifiutazione; e quando non si sa distinguere fra le similitudini e le differenze, s'impone l'unica regola costante: IL CAOS. (come esempio, ho messo dei piatti che abbiamo mangiato oggi nel pranzo natalizio).

Musica per accompagnare questo post: Kate Ryan, "Désenchantée".




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26 ottobre 2004

Queste cose non si mangiano














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26 ottobre 2004

Il mango delira, pt. 2

Che strano!  Ho fame!!




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25 ottobre 2004

Le virtù dello shiraz

Sottotitolo: le virtù di scrivere un post in meno di 20 minuti.  Ho perso 2 post perché in mezzo di scriverli, mi sono distratta per altre cose, e si sono cancellati!  Uno era una fantasia mangorosa in cui divagavo sulle virtù del cibo in Mangolandia, l'altro era uno che, per forza, sto sostituendo con questo post, con lo stesso titolo.  Metto subito le immagini.  Eccole qua:

Rosemount Estate Shiraz: il vino preferito a casa mia, a casa dei miei amici (abbiamo sperimentato con altre varietà dello shiraz, ma sempre shiraz!), nelle ricezioni del nostro dipartimento, a casa dei miei professori....quindi c'è stata pratticamente un'epidemia dello shiraz.  Insomma, una malattia piuttosto piacevole.

Dirò soltanto che abbiamo persino una reazione allergica a questo vino per averne bevuto in tutte le occasioni.  Ma in Mangolandia, c'è sempre spazio per tutti i vini, tutti i manghi (rossi, gialli, verdi, ecc.) e certamente, tutto il cibo del mondo!!!  (oh, oh, meno il latte)




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25 ottobre 2004

Opa! Europa!

 L'anno scorso ho fatto un viaggio pazzesco con mio fratello.  Il nostro itinerario è troppo lungo da raccontare qui: meglio tracciare la traiettoria sulla mappa.  E poi, pensare che abbiamo fatto il viaggio in 13 giorni, cominciando e finendolo a Parigi....ha, fa pensare...




Abbiamo mangiato sempre sulle strade, mangiando i panini in Francia, los bocadillos nella Spagna e io, voglio dire il mio stomaco, non resisteva più quando siamo arrivati di nuovo in Parigi dopo di prendere il treno-hotel da Madrid.  Ho passato 2-3 giorni nel letto a Parigi e anche 2-3 giorni nel letto a Bayeux, poi, siamo ritornati DI NUOVO a Parigi per prendere il volo a Canada.  Strano vedere Parigi tre volte in 13 giorni.  Uffa, non ho pazienza per la vita turistica.  Sono troppo accademica per queste cose.  E allora non siamo andati neanche a ballare, ne siamo passati da casa di Don Sogno alle 4 del mattino per almeno giustificare la fatica!!!




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